Quando i ciclisti mangiavano panini e non barrette

Home » Scoprire, conoscere, gustare » Quando i ciclisti mangiavano panini e non barrette

Oggi la “scusa” per pubblicare una ricetta tradizionale è… Cima Coppi.

È il giorno, infatti, del classico tappone del Giro d’Italia, quello che comprende la Cima Coppi, come è chiamata per tradizione la salita che porta a una maggiore altitudine di tutto il Giro. Quest’anno tocca a Passo Pordoi, nelle Dolomiti: anche nel ciclismo di oggi, non certo mitico e persino “poetico” come ai tempi di Fausto Coppi, il corridore che per primo giungerà ai 2239 metri del Passo avrà raggiunto un traguardo simbolico che racconterà ai nipotini.

Fagiano in civet

  • 1 fagiano
  • 50 g di lardo tritato
  • 30 g di burro
  • 2 spicchi d’aglio
  • Rosmarino
  • Salvia
  • Timo
  • Alloro
  • 2 chiodi di garofano
  • 6 bacche di ginepro
  • 1 acciuga salata
  • ½ dl di Marsala
  • prezzemolo
  • sale e pepe
  • brodo vegetale o di pollo

Tagliamo a pezzi il fagiano, che deve essere ben frollato, e mettiamolo in casseruola con il burro, il lardo e gli aromi esclusi aglio e prezzemolo. Mettiamo sul fuoco a fiamma vivace girando i pezzi finché non sono ben rosolati. Abbassiamo la fiamma e copriamo. Dopo una mezzora, bagnando se necessario con poco brodo, togliamo dal fuoco e passiamo al setaccio il fondo di cottura. Rimettiamo sul fuoco aggiungendo alla carne e al fondo setacciato un battuto fine di frattaglie del fagiano, acciuga diliscata e aglio. Bagniamo con il Marsala e proseguiamo la cottura a fuoco basso e con pentola coperta per un’altra mezzora circa (il tempo necessario dipende dall’età e il sesso del fagiano), bagnando esclusivamente se necessario con il brodo. Finiamo con una spolverata di prezzemolo tritato.

Seguendo la corsa in TV, a noi gastronomi fanno un po’ pena non solo immaginando la loro fatica ma ascoltando il telecronista che ci fa notare che ingurgitano barrette e gel. Ancora pochi decenni fa addentavano con entusiasmo il panino che passava loro il tifoso. Probabilmente un panino con un buon salame casereccio. Certo, oggi non correrebbero mai certi rischi e non potrebbe più accadere che un campione – ci pare di ricordare Vittorio Adorni – perda il Giro a causa dell’ameba.

E ci fanno un po’ pena anche perché siamo certi che la cena durante le corse sia studiata con parametri scientifici rigorosi in base alla struttura fisica dell’atleta e al percorso del giorno dopo dal medico della squadra.

E ci fanno un po’ pena immaginando che anche in quasi tutti gli altri giorni dell’anno i ciclisti di oggi devono fare “vita da atleta”, come si suol dire, anche nell’alimentazione. Ma con parametri convenzionali che spesso nulla hanno a che vedere con un’alimentazione sana e soprattutto completa davvero.

Non c’è più il ciclista contadino che mangia come un contadino, non c’è più il ciclista viveur come Jacques Anquetil che beveva champagne e mangiava da autentico gourmet anche durante il Tour de France. Era un signor bevitore e mangiatore, anche spesso in compagnia, anni dopo e non durante le corse, del grande campione che stravinse dopo di lui, Eddy Merckx.

E Fausto Coppi? Anche a lui piaceva mangiar bene e godersi la vita: con Giulia Occhini, la sua compagna nota come la Dama bianca, andava spesso a Parigi e una mangiata di ostriche era uno dei loro appuntamenti fissi. Era cacciatore e pare amasse il fagiano.

Certo, non è solo nel modo di mangiare che il ciclismo di oggi è meno mitico e “poetico” ma il Giro d’Italia è sempre sport vero, i ciclisti guadagnano più di un tempo, ma mai quanto i calciatori facendo ben altri sacrifici.

Uno sport trascurato dai media che meriterebbe ben più attenzione.

Le biciclette sono leggerissime, le strade asfaltate di fresco, la preparazione è curata scientificamente in modo giustamente (se non sostenuta dal doping) ossessivo, le tappe più corte, distacchi limitati ai secondi più che alle decine di minuti, persino ciclisti, anche gregari semisconosciuti, che si presentano ai microfoni con proprietà di linguaggio ed esprimendosi in più lingue… Quanto mai oggi un comico potrebbe farci ridere, come il grande Walter Chiari, con la scenetta del gregario allampanato dalla stanchezza che, al microfono del Processo alla tappa di Sergio Zavoli, non sa pronunciare altro che “Ciao mama!”.

Ma, intendiamoci, oggi come allora di fatica ne fanno comunque tanta e c’è tuttora, sotto gli occhi di tutti in tv, l’autentico eroismo di chi cade e si rialza ferito e sanguinante, magari con una frattura, pedalando e soffrendo fino al traguardo.



Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *