Finalmente sapremo cosa c’è nei nostri piatti

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Finalmente sapremo cosa c’è nei nostri piatti

Cosa c’è di meglio per un Italiano che sedersi a tavola e gustare un buon piatto di pasta? Che sia una carbonara, una cacio e pepe o una semplice pasta al pomodoro, un vero Italiano sa che il grano utilizzato per la pasta è davvero fondamentale per determinarne la sua buona resa. E anche il riso, che sta entrando sempre di più nella nostra quotidianità in cucina, non è affatto tutto uguale. Dopo qualche anno di tira e molla arriva l’obbligo di indicare in etichetta l’origine del grano duro, per la pasta, e del riso.

Da lunedì 12 l’indicazione in etichetta del luogo di coltivazione del grano e del riso diventa obbligatoria e tutte le aziende dovranno adattarsi e cambiare le etichette sulle nuove confezioni.

L’obbligo arriva da due decreti legge, uno per la semola di grano duro e l’altro per il riso, sostenuti dalla Coldiretti, per permettere al consumatore di distinguere il “vero Made in Italy”.

I decreti prevedono che sull’etichetta del riso debbano essere indicate le seguenti diciture:

  • «nome del Paese di coltivazione del riso»;
  • «nome del Paese di lavorazione»;
  • «nome del Paese di confezionamento»

Qualora il riso sia stato coltivato, lavorato e confezionato nello stesso paese, l’indicazione di origine può essere assolta con l’utilizzo della seguente dicitura: «origine del riso: nome del paese».

Per facilitare possono essere indicate anche le seguenti diciture: «UE», «non UE», «UE e non UE» (l’ultima in caso di miscele o nel caso le materie prime siano state prodotto in un paese non europeo e poi trasformato in un paese europeo). Le indicazioni sull’origine devono essere apposte in etichetta in un punto evidente e nello stesso campo visivo in modo da essere facilmente riconoscibili, chiaramente leggibili e indelebili. Inoltre sono stabiliti dal decreto le grandezze minime che i caratteri delle indicazioni devono presentare, in modo da essere facilmente fruibili. Tutto ciò vale anche per il grano utilizzato per confezionare la pasta.

È interessante notare che le disposizioni previste da questi decreti si applicheranno in via sperimentale fino al 31 dicembre 2020 data in cui saranno eventualmente approvati dalla Commissione europea.

Tutto questo nasce dalla richiesta dell’85% dei consumatori di volere trasparenza sull’origine di grano e pasta per ragioni legate alla sicurezza alimentare. L’85% dei consumatori non è un numero lì messo a caso ma un dato risultato dalla consultazione pubblica online sul sito del Mipaaf a cui hanno partecipato oltre 26mila cittadini. Che quest’obbligo poi andrà a valorizzare il “Made in Italy”, sia in Italia sia all’estero, è tutto da vedere. Gli italiani così abitudinari presteranno più attenzione a quello che comprano e poi mangiano? Quello che ci auguriamo e quello che i dati ci fanno intuire è che la consapevolezza dei consumatori è sempre maggiore tant’è vero che anche per il latte e i latticini dal 19 aprile 2017 è obbligatorio indicare l’origine in etichetta.



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