Nell’universo dei nostri prodotti tipici sempre nuove sorprese: i Pôm a möj

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Ormai sto quasi compiendo le nozze d’oro con la ricerca dei prodotti tipici del nostro paese, eppure ogni viaggio, persino ogni gita mi fanno scoprire qualcosa di nuovo. Ma questa non me l’aspettavo: abito in Val Curone dal 2003 e avevo già sentito parlare dei Pôm a möj, se non altro perché mi capitava di leggere i manifesti dell’annuale sagra. E Casalnoceto, dove si svolge, è raggiungibile pureIMG_20160320_124707 a piedi da casa mia. Ma ero passato velocemente una volta dalla sagra senza trovare un solo banchetto che le vendesse, poi persino i miei vicini, nati e vissuti in Val Curone, non le hanno mai assaggiate. Si vede che non sono buone – avevo pensato – e che sono uno di quei tanti prodotti della tradizione scomparsi perché non meritavano di essere conservati. La tradizione, in fondo, è ciò che vale la pena conservare di ciò che ci hanno lasciato i nostri avi, non tutto quello che si faceva una volta. Ieri però ho voluto ritentare e, dopo un veloce giro tra gli stand, ho chiesto informazioni e ho scoperto che il vicesindaco Giuseppe Cetta, professore di biochimica all’università, proponeva i Pôm a möj davanti alla chiesa per raccogliere offerte. Così ho assaggiato una di queste mele sottaceto. Accidenti! Ma com’è possibile? In zona ci sono frutteti che danno frutta buonissima letteralmente svenduta epIMG_20160320_124718pure hanno smesso di produrre e mettere in commercio una conserva (seppure non dura più di due o tre mesi) così buona? E, secondo me, potenzialmente redditizia. Le mele vengono messe in una damigiana a bocca larga e immerse in una miscela di vino rosso, aceto casereccio di vino, acqua in parti uguali. Il professor Cetta ci ha parlato pure di un segreto… poi ce l’ha rivelato: un po’ di vino vecchio un tantino marsalato per aromatizzarle. E sull’etichetta della confezione in vendita c’è scritto che il vino è Moscato rosso, suppongo da uva Moscato d’Amburgo. Dopo qualche settimana sembrano identiche a mele appena colte ma, al tatto, sono morbide e la buccia viene via da sola, poi la polpa cremosa si stacca a tocchi dal torsolo. Sa di mela cotta dolce con fondo acidulo, ma conserva anche il profumo di mela fresca. Quella che ho assaggiato era una Golden e l’ho trovata buonissima, chissà, mi domando, come devono essere i Pôm a möj fatti con mele antiche originali del territorio. A settembre proverò a farli. E mi permetto un suggerimento al prof. Cetta e a chiunque altro produca ancora i Pôm a möj. Ho assaggiato il liquido in cui sono immersi, non è certo una bevanda pregiata ma non è da buttare: carni di cortile, in particolare di anatra, vengono sicuramente buonissime se bagnate in cottura con questo liquido.



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